Mi piace questo manifesto, molto . Il primo punto mi ricorda la semiotica, la mia materia preferita: ogni narrazione prevede tre fasi: virtuale (decido di fare qualcosa), attuale (acquisisco le competenze per farla) reale (faccio ciò che devo).
Ovviamente non sono dei dogmi da prendere alla lettera, ma consigli da interpretare in base alla situazione in cui ci troviamo (me lo ha insegnato il kung fu: a seconda della situazione la stessa tecnica può essere una difesa, un attacco, una proiezione, uno spostamento)
Il concetto che ho assorbito da questi 13 punti è l’incentivo a creare, mettersi in gioco. A parlare siamo bravi tutti, a criticare ancora di più: se critichi devi produrre anche un suggerimento: costruisci! Il bello di un’idea è realizzarla, non il semplice fatto di pensarla.
Ogni tanto ho la tendenza a rimandare le cose da fare, per questo ho appeso il manifesto in camera, davanti alla scrivania. Per ricordarmi che adoro fare.
Qui una mia traduzione. Ho preferito cambiare a seconda dell’occorrenza il “Done”, altrimenti si perdevano delle sfumature; dove possibile ho tenuto il termine “realizzare”
- Ci sono tre stati dell’esistenza: non sapere, agire, realizzare.
- Accettare che tutto sia una bozza aiuta a concludere il lavoro.
- Non c’è nessuna “fase due”.
- Far finta di sapere che cosa stai facendo è la stessa cosa di saperlo fare davvero,quindi accetta quello che stai facendo, anche se non è vero, e realizzalo.
- Bandisci la procrastinazione. Se aspetti più di una settimana per realizzare un idea, abbandonala.
- Lo scopo del realizzare non è concludere, ma nel poter fare altre cose.
- Una volta concluso, lo puoi gettare via.
- Deridi la perfezione. E’ noiosa e t’impedisce di arrivare alla realizzazione.
- Le persona che non hanno le mani sporche sbagliano. Se realizzi qualcosa hai ragione .
- Fallire conta come realizzare. Quindi commetti errori.
- La distruzione è una variante della realizzazione.










3 comments
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10/10/2009 a 15:53
Valentina
Carino il manifesto. Concordo pienamente con il punto 8. Tuttavia non comprendo il 4°… Dice di FARE anche se non sai COME si fa quello che stai attuando? O dice di FARE anche se non si sa il FINE dell’attività? E cosa vuol dire “anche se non è vero” in riferimento all’accettazione di quello che si sta facendo?
Anche il 5° mi risulta ostico… forse ho una mente troppo psicologizzata… ai nostri corsi ci insegnano che i bambni “maturano” quando passano dalla fase “voglio tutto e subito” alla fase “posso aspettare perchè dopo sarà altrettanto -se non addirittura più- bello”. In effetti nel frattempo si potrebbero maturare altre idee utili per la realizzazione… O semplicemente non in tutti i momenti si ha la possibilità di “fare”. Quindi in presenza di impedimenti momentanei bisognerebbe aspettare e bisognerebbe saper aspettare senza cestinare le belle idee…
Potresti aiutarmi a capire?
Grazie,
Valentina
10/10/2009 a 18:55
pierotaglia
Io l’ho interpretato come “se più o meno hai capito, vuol dire che puoi farlo” per quanto riguarda il punto 4. Per il 5 non penso si riferisca ai bambini: anche questo io l’ho visto come un consiglio “se ci pensi troppo vuol dire che sai già che è una cosa che non puoi fare: piuttosto cambia idea/progetto, non intestardirti”
11/10/2009 a 15:53
Valentina
Grazie per la spiegazione!!
(Per il punto 5 comunque mi riferivo ai bambini nel senso che la “procrastinazione” la si acquisisce nella fase di latenza -5-10 anni- ma è una capacità che dovrebbe rimanere per il resto della vita…)