Leggendo  ”I miti di Madison Ave” ho trovato due frasi di Alfred Politz (p. 85-86 )che mi hanno fatto riflettere sui Social Network e sul cambiamento della comunicazione in atto:

1- La comunicazione stimola le vendite di un prodotto buono mentre accelera la scomparsa dei prodotti di qualità scarsa. Affermare il beneficio che il prodotto non possiede non che aumentare la frequenza con cui il consumatore rileva l’inganno;

2- Una campagna che mette in evidenza un vantaggio inconsistente, che il consumatore non può riscontrare, in pratica non fa che accelerare la scomparsa del prodotto dal mercato. Una campagna cos’, ancora una volta, non fa che aumentare la possibilità che il consumatore ha di scoprire l’inganno del prodotto

Cosa fanno i SN? Aumentano la conversazione e la diffusione dei contenuti. Una mancata promessa, un vantaggio inconsistente non si limita al singolo utente, ma ricade immediatamente anche su tutti i suoi contatti (su Facebook ci sono al momento più di 12 milioni di italiani: in media ogni utente ha circa 124 “amici”).

I SN hanno quindi la capacità di accelerare il successo o la scomparsa di un prodotto. A questo aggiungiamo una gestione in alcuni casi naif della comunicazione aziendale sui SN, senza pensare che questa è uno strumento complesso da valutare attentamente  (come ben espresso dai 10 punti sul blog di Giovanna “10 cose che i SN non possono fare“)

 

Siete d’accordo?

Sperando che ci sia spazio, domani, al VeneziaCamp, faccio un intervento su “Cultura e Identità: come la rete influenza la percezione dell’individuo e dell’azienda”.

Lo spunto è nato da alcune discussioni su FriendFeed sul concetto d’identità, su come e quanto le persone in rete fossero diverse dalle persone in carne ed ossa, su quanto fosse giusto o utile usare le informazioni per selezionare dei candidati per un determinato posto di lavoro. Dato che il tema del veneziacamp è “Cultura” ne approfitto per riflettere con voi su due argomenti introduttivi

  • Che cos’è la cultura? quali forme assume? Cosa s’intende per cultura?
  • In che modo il web 2.0 modifica la forma della cultura?

Partendo da queste due domande mi focalizzerò sul concetto d’identità:

  • Che cos’è l’identità? Che forma ha?
  • Internet e personalità? Schizofrenia o illusione?
  • L’identità nel 2.0
  • SN, persone e aziende

Se domani volete passare, mi fa molto piacere, così poi parliamo insieme. Per chi invece non riesce a veniremetterò la presentazione su slideshare in modo da sviluppare ulteriori discussioni.

Mi piace questo manifesto, molto . Il primo punto mi ricorda la semiotica, la mia materia preferita: ogni narrazione prevede tre fasi: virtuale (decido di fare qualcosa), attuale (acquisisco le competenze per farla) reale (faccio ciò che devo).

Ovviamente non sono dei dogmi da prendere alla lettera, ma consigli da interpretare in base alla situazione in cui ci troviamo (me lo ha insegnato il kung fu: a seconda della situazione la stessa tecnica può essere una difesa, un attacco, una proiezione, uno spostamento)

Il concetto che ho assorbito da questi 13 punti è l’incentivo a creare, mettersi in gioco. A parlare siamo bravi tutti, a criticare ancora di più: se critichi devi produrre anche un suggerimento: costruisci! Il bello di un’idea è realizzarla, non il semplice fatto di pensarla.

Ogni tanto ho la tendenza a rimandare le cose da fare, per questo ho appeso il manifesto in camera, davanti alla scrivania. Per ricordarmi che adoro fare.

Qui una mia traduzione. Ho preferito cambiare a seconda dell’occorrenza il “Done”, altrimenti si perdevano delle sfumature; dove possibile ho tenuto il termine “realizzare”

  1. Ci sono tre stati dell’esistenza:  non sapere, agire, realizzare.
  2. Accettare che tutto sia una bozza aiuta a concludere il lavoro.
  3. Non c’è nessuna “fase due”.
  4. Far finta di sapere che cosa stai facendo è la stessa cosa di saperlo fare davvero,quindi accetta quello che stai facendo, anche se non è vero, e realizzalo.
  5. Bandisci la procrastinazione. Se aspetti più di una settimana per realizzare un idea, abbandonala.
  6. Lo scopo del realizzare non è concludere, ma nel poter fare altre cose.
  7. Una volta concluso, lo puoi gettare via.
  8. Deridi la perfezione. E’ noiosa e t’impedisce di arrivare alla realizzazione.
  9. Le persona che non hanno le mani sporche sbagliano. Se realizzi qualcosa hai ragione .
  10. Fallire conta come realizzare. Quindi commetti errori.
  11. La distruzione è una variante della realizzazione.

Community First è un manifesto sulla comunicazione sui social media che io trovo perfetto. Illustra chiaramente quali sono i fattori fondamentali per vivere nel mondo dei SN in 10 frasi chiave.

Ecco i punti del manifesto seguiti da una mia breve riflessione.

1) Ricevete i visitatori dei vostri spazi digitali come ospiti importanti.

Penso che le relazioni e l’affetto dei clienti si sviluppino solo dedicandogli attenzione. Attenzione significa anche un sito navigabile, fornire le informazioni necessarie in modo comprensibile non solo sul sito stesso, ma anche attraverso le mail e gli altri servizi di assistenza

2) Servite la comunità. Solo dopo chiedete che la comunità vi aiuti.

Potete verificarlo in ogni social network: se non partecipate le persone non vi seguono, i lurker sono al bando. Non lamentatevi se nessuno vi segue, vi fareste solo odiare, producete contenuti interessanti e non spingete ogni 30 secondi sulle vendite

3) Ascoltate a lungo. E parlate con lo stesso linguaggio dei vostri interlocutori.

Quando penso a una campagna pubblicitaria devo sempre inquadrare il target nella maniera più specifica: in questo caso accade la stessa cosa; parlare su FriendFeed come se fosse una televendita porta all’oblio

4) Coinvolgete gli altri ogni volta che potete: spesso conoscono i vostri prodotti o servizi meglio di voi.

Le persone aiutano e criticano volentieri. Se un utente parla male del mio prodotto devo capire il perché di queste critiche: il che non vuol dire andare ad elencare e contraddire punto per punto il post del blog, ma chiedere perché secondo lui il prodotto non funziona: magari si scopre che ha ragione

5) Condividete i vostri contenuti migliori. E rendeteli condivisibili. E’ il modo migliore di far parlare di voi.

Se ti seguo è perché hai cose interessanti per me: se sono validi farò in modo che anche tutti i miei contatti lo vedano (ps su FB un singolo utente ha in media 130 contatti)

6) Accettate gli imprevisti. Le cose non andranno mai come vi aspettate, per fortuna.

Parliamo di relazioni e persone, non di numeri di vendita, prevedere esattamente che piega prenderà la comunicazione è molto difficile. Inoltre devo pensare a ritorni su tempi lunghi: non posso pensare di portare i miei fan su FB a 5000 in un mese. Inoltre penso che ad amori veloci seguano abbandoni veloci.

7) Costruite: identità, spazi, relazioni. Internet è una grande piattaforma progettuale.

Diffondetevi: la reputazione che avete su una piattaforma non è esportabile, siate su FB, FF, youtube e partecipate. Se sono interessante le persone vorranno contribuire alla mia crescita e per questo dovrò ringraziarle, mai dare i contributi per scontato.

8 ) Esponetevi e delegate il meno possibile. I consumatori vogliono parlare con chi i prodotti li pensa e li fa.

Se apri un profilo su una piattaforma, lo fai per esserci; se non vuoi dedicarci tempo, piuttosto non farlo: le persone se ne accorgono se dall’altra parte non c’è nessuno o un interlocutore diverso da quello dichiarato. Inoltre se dialogo posso imparare: se uso twitter ne caprò le dinamiche, se uso uno stagista sarà lui a capirle, e io rimarrò a domandarmi che senso abbia scrivere 140 caratteri.

9) Ammettete i vostri errori. Su Internet è impossibile cancellare le tracce o la memoria di un fatto.

Un errore negato è un errore ingigantito e un danno enorme per l’immagine. Io vedo gli errori come potenzialità e penso che in molti casi renderli pubblici sia una strategia vincente: la mia azienda ha avuto un problema, lo abbiamo risolto in questo modo, non accadrà più ma nel caso siamo già pronti ad affrontarlo

10) Seminate piano all’inizio, ma non fermatevi mai e fate qualcosa tutti i giorni.

Come costruite una relazione? Una relazione affettiva? Non penso servano altri commenti

In casa mia le presentazioni sono una religione, non sono una semplice accozzaglia di slide. Di PPT ne ho visti moltissimi durante i vari barcamp: alcuni belli ed altri inguardabili. Belle non vuol dire piene di animazioni e con immagini belle, vuol dire leggibili e funzionali. Fosse per me renderei obbligatorio per chi usa ppt o keynote la lettura di Presentazion Zen o di un testo analogo in modo da capire cosa sta facendo e come dovrebbe farlo.

Prendete ad esempio la mia presentazione fatta al Tesicamp (in fondo a questo post), semplice, chiara, comprensibile. Ovviamente è comprensibile solo se ci sono io a parlare, da sola è muta, non si capisce di cosa parlo: il soggetto della presentazione sono io (il relatore), il ppt è un supporto dietro di me. Per rimanere il soggetto della presentazione è sufficiente tener conto di alcuni accorgimenti.

Prima di tutto non leggete la vostra presentazione: i vostri ascoltatori sanno leggere;  inoltr e presentatevi, è bello sapere chi si ha davanti.

Secondo: se le persone volevano leggere prendevano un libro, sono davanti a voi per farsi raccontare qualcosa, la presentazione è una traccia per aiutarli a seguirvi e per capire  di cosa state parlando. Pochi punti,solo il nucleo del discorso: in questo modo il testo si legge con un semplice sguardo e l’attenzione torna su di voi. Io seguo una scaletta precisa: prendo un foglio di carta, penso a chi devo parlare e in quanto tempo; vedo quali sono i punti fondamentali da affrontare.

Dobbiamo parlare ora di come rappresentiamo la presentazione. L’aspetto delle cose influenza il nostro giudizio, c’è poco da fare, siamo animali che hanno basato la loro evoluzione sulla vista come senso principale. Seguo questo principio anche per le immagini dei post, se notate.

Il testo dev’essere leggibile. No a sfondi gialli con testo in bianco, scritte rosse su sfondi fucsia, nero su blu. Se non sapete cosa fare, nero su bianco è perfetto, classico e leggibile.

Un tocco di vita è necessario, altrimenti sembra che abbiamo fatto la presentazione la sera prima, di corsa: una piccola nota di colore che separi il titolo della slide dal contenuto è perfetto. Eleganza e semplicità, o eleganza è semplicità

Usate delle immagini per esemplificare quello che state dicendo; se dico “cane” io penso a un bovaro del bernese, l’ascoltatore a un carlino: la foto del cane che ho in mente porta tutti sullo stesso piano. Posso usare due dimensioni per le foto: a tutta pagina o in un riquadro. Devo ricordare che le immagini influenzano dove l’ascoltatore guarda: le linee e lo sguardo del visual dovrebbe puntare verso i contenuti. Quando preparo lo schema su carta io faccio anche dei disegni: ho già in mente le immagini da usare, devo solo trovare le foto giuste.

Layout costante, poche cose disturbano come vedere cambi continui di testo e immagini che salgono e scendono. Il cervello è pigro (ce lo dice la psicologia cognitiva), meno sforzi fa, più sono contento: layout costante = meno stress per l’osservatore.

Alla fine della presentazione ringraziate per l’ascolto e mettete i vostri contatti. Inoltre se avete usato delle foto in CC da Flikr (sorgente strepitosa di materiale per le mie presentazioni) citatele.

In semiotica, o meglio in una sua branca, si parla di segno come elemento che riunisce due elementi, sostanza e contenuto. Questi due elementi sono solidali tra loro: non può esserci sostanza senza contenuto e, viceversa, non può esserci contenuto senza  sostanza.

Tao del Significato

Tao del Significato

Questo principio non vale solo per i segni, ma per tutta una serie di altri elementi: pensiamo ad esempio ai prodotti che acquistiamo o ai servizi di cui facciamo uso. Un prodotto di cui si parla bene, che mi viene presentato in maniera straordinaria, ma che si rivela poi essere scadente perde di significato : è semplicemente espressione senza contenuto, una bella confezione vuota al suo interno. D’altro canto un servizio eccellente che non viene diffuso “non esiste”: un contenuto che non viene visto ed utilizzato rimane allo stato potenziale, ma non riuscirà mai a realizzarsi, come se volessi comunicare qualcosa semplicemente pensandolo.

Un esempio lampante di questa teoria è data dai giornali, il cui declino sembra inarrestabile. Una delle motivazioni che vengono date è che “internet, il male, ha abituato le persone alle notizie gratis ed ai contenuti scaricabili” quindi non comprano più. Un’analisi decisamente ingenua. Le persone non comprano prodotti privi di contenuto, ma beni ai quali attribuiscono valore e per i quali sono disposte a pagare: questo discorso lo stiamo limitando ai giornali, ma potremmo benissimo estenderlo anche ai film ed alla musica.

Oggi ad esempio è uscito il nuovo giornale “il Fatto Quotidiano“, una tiratura da 138.000 copie andate tutte esaurite nelle prime ore della mattina (e reso quindi disponibile gratuitamente sul sito in formato PDF, operazione intelligentissima dal mio punto di vista), e da domani la tiratura verrà portata a 200.000 copie. Giusto per farsi un idea Corriere e Repubblica sono sulle 500.000 copie, Il giornale e Il sole 24ore sulle 190.00, Libero sulle 120.000 (dati wikipedia).

Sicuramente alcune copie sono andate vendute per curiosità da primo numero, per vedere un nuovo prodotto, ma 200.000 curiosi sono decisamente troppi. Per quale ragione allora ha questo successo? Per il contenuto, offre delle informazioni alla quale gli utenti attribuiscono enorme valore. Pagare per delle notizie che posso trovare grosso modo simili su Ansa, Corriere.it , Repubblica.it, non ha senso, soprattutto perché sono le stesse notizie che potrebbe darmi un blog o un twit, in molti casi in maniera più approfondita o più veloce.

Il successo di un prodotto è determinato dall’unione di questi due elementi, il modo in cui viene presentata e il contenuto che offre (che è forse l’elemento più importante all’interno della coppia). Per fare in modo che un utente paghi un contenuto, cartaceo o on line, bisogna fare in modo che a questo venga attribuito un valore. Affermare che la crisi è dovuta al p2p o ai blogger che diffondono contenuti gratis è una semplice scusa per non fornire un servizio adeguato; se questa tesi fosse vera  i giornali gratuiti come city, metro, o lo stesso giornale lasciato in treno per i viaggiatori starebbero uccidendo il giornalismo italiano.

Nessuno di noi comprerebbe la torta qui sotto, non vedo perché dovremmo fare diversamente per i giornali, i film o la musica.

Una torta senza sostanza

Una torta senza sostanza

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Ogni anno vado alla “festa dell’Unità” (AKA “Festa Democratica”) e quella di quest’anno, a livello comunicativo, ha raggiunto i minimi storici.

Foto by Jhon Bradley

Due domande fondamentali: A cosa serve questo evento?  Cosa stai raccontando alla gente?

1) Se pensi che la questo evento serva a raccogliere soldi, la risposta è sbagliata. E’ un momento importante di campgane elettorale, soprattutto in un territorio dove la Lega è fortemente radicata e conosce perfettamente gli elettori e la loro distribuzione. Se vuoi raccogliere soldi difficilmente otterrai consensi: sei lo spammer di twitter nel mondo reale.

2)  Per quello che ho visto (e prometto foto) potrebbe essere una qualunque festa di paese (se non fosse per i cartelloni PD e “l’Unità” in omaggio). La presenza di stand commerciali (aspirapolveri, depuratori d’acqua, divani…) non hanno nulla a che vedere con l’evento.  Un evento non è comunicativo solo perché inviti Fassino od altri candidati: tutta l’organizzazione e l’allestimento fanno parte della narrazione: sono quasi più importanti degli “special guests”.  Se togliessi le scritte PD potrebbe essere la festa del PdL o della Lega: un evento deve comuinicare anche senza le parole. Rispetto agli anni passati l’area della festa è praticamente triplicata, ma ci sono poche indicazioni sulla disposizione dei vari elementi (bar, casse, libreria, zona di ballo…): se in una sera 25 persone mi chiedono dov’è siano la cassa piuttosto che la zona di ballo c’è qualche problema

Una festa senz’anima, dove andare a mangiare e bere, ma che non mi convince a votare un partito. Una veloce distruzione, ma anche delle proposte.

1) Se l’obiettivo è fare campagna elettorale bisogna parlare delle iniziative del partito (quale che sia), di quello che è stato fatto e di quello che si farà. In una festa provinciale sarebbe interessante avere un cartellone con tutte le proposte fatte a ogni livello: anche se saranno due sole persone a leggerlo completamente non è importante, a ogni persona che passa darai l’idea di aver lavorato e di esserti impeganto a fondo. La campagna elettorale non inizia due mesi prima delle elezioni, la fiducia non si guadagna con i cartelloni, ma si costruisce poco alla volta, con costanza e fatica.

2) L’organizzazione degli spazi è importantissima, così come la scelta degli stand e degli sponsor. Avere molti sponsor eterogenei non mi permette di avere una visione coerente del partito: sceglierò solo degli stand che abbiano un collegamento con il mio partito e, se ad esempio, metto un espositore di pannelli solari, avrò cura di sottolineare come questo partito sia vicino all’ambiente e alle risorse rinnovabili. Se ho a disposizione degli spazi molto ampi e non riesco a riempirli in maniera adeguata non metterò solo dei cartelli, ma stamperò anche una mappa in modo che ogni location sia facilmente individuabile e raggiungibile. In questo modo le persone si sentono importanti, non perchè “ne parlo”, ma perchè le mie azioni lo sottolineano: cura degli elettori.

Questo posto si può benissimo adattare all’organizzazione di qualunque evento che deve essere preparato attentamente, mi piace pensare come una battaglia:

  1. Obiettivi
  2. Scelta degli alleati/sponsor
  3. Analisi del terreno/spazi
  4. Attenzione specifica per i clienti
  5. Coerenza comunicativa
  6. Manifestare le azioni passate
  7. Proposte per il futuro

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Su FriendFeed è iniziata una discussione molto interessante:

krakow: dream of mirrors

krakow: dream of mirrors

In politica è importante la reputazione? C’è una relazione tra reputazione e succcesso elettorale? Se non è così, la maggior parte delle conversazioni che facciamo non sono teoriche ed inutili?

Ora vorrei riflettere con voi su questo argomento: reputazione e successo.

Definiamo il successo come ”possibilità di compiere gli obiettivi che ci si pone e che ci vengono posti” mentre reputazione come

“l’immagine di sé data agli altri”. Questa immagine dipende da un mix di fattori: comunicazione attiva (messaggi dati verso il pubblico interno ed esterno volontariamente) passiva (la comunicazione date dagli altri su di me al pubblico interno ed esterno) e  riflessiva (messaggi dati dal mio comportamento percepiti dal pubblico interno ed esterno).

Esiste una sola o molte reputazioni? Ritengo che ne esistano molte ed ora vediamo.

Voglio analizzare un caso specifico: Berlusconi.

L’idea che Berlusconi ha dato di sé è quella di uomo comune, dell’imprenditore che ha scelto di entrare in politica per cambiare in meglio il paese. L’immagine di imprenditore/uomo della strada è stata rinforzata negli anni a varie riprese andando a plasmare stabilmente la percezione che il pubblico ha di lui: si è sempre caratterizzato come uomo lontano dalla politica e dai suoi meccanismi, una persona comune (nel 2001 “Una storia italiana” ha dato una forte spinta a questa visione). Questa image è stata ribadita a livello attivo (le sue campagne di comunicazione),

passivo (la descrizione dei media) e riflessivo (i comportamenti tenuti nelle varie sedi, istituzionali e non). Questo è anche il motivo per cui tra i suoi sostenitori non destano preoccupazioni l’uso dell’ironia e delle battute in ambito istituzionale: è il modo di parlare comune, è coerente con il personaggio.

Questa immagine è funzionale per il successo solo su un determinato pubblico e, oltretutto, comporta un grosso rischio,quello di vedere limitata la propria sfera privata: avendo messo in mostra il suo privato per costruire la sua immagine ora non ne ha più uno. Possiamo dire che è vittima della sua immagine, non potendo più liberarsene: per riscrivere la sua image sarebbe necessario un lungo lavoro (come quello messo in pratica da Fini ad esempio, che ha ricostruito negli anni la percezione che il pubblico aveva di lui).

Il motivo per cui i giornali esteri criticano così duramente il premier italiano è proprio per questo motivo: non rappresenta le istituzioni, è una persona comune. In un momento di crisi, come quella che sta attraversano il mondo, uno dei valori più importanti è la fiducia: un elemento che si costruisce solo con il tempo e con l’affidabilità. Purtroppo questi due elementi non sono racchiusi nell’uomo della strada, ma nell’uomo delle istituzioni.

La coerenza si lega alla reputazione, ma questa assume importanza solo in base ai pubblici ed ai valori che questi esprimono.

Foto by Nimbu

Foto By Nimbu

Qualora sorgano problemi è meglio affrontarli direttamente. La rete non t’ignorerà se tu la ignori, parlerà comunque di te; solo che non avrai la possibilità di difenderti se non sarai presente.

In questi giorni c’è un emergenza sanitaria nella Valtenesi: intossicazione dell’acqua potabile (non si sa perché e da cosa). Le notizie principali le seguo attraverso due blog, quello di Maurizio Molinari e quello di Elisa. Se cerco fonti istituzionali  è presente solo un annuncio nella bacheca del comune di San Felice, ma niente sul sito dell’azienda responsabile della gestione dell’acquedotto, Gardauno.  In questo caso parliamo di un argomento molto sensibile: la salute delle persone, ma il discorso sulla gestione della crisi è valido per tutti gli ambienti.

La crisi è una minaccia o un opportunità? Sicuramente non puoi ignorarla, poiché come abbiamo visto c’è già chi ne parla. Bisogna cercare di sfruttarla, anzi, cerca d’imparare da questo avvenimento:  shits happens, non puoi evitarlo, ma per lo meno non affogare e traine il maggior beneficio possibile.

E allora cosa fare in caso di crisi?

  1. Prepara un piano, non improvvisare. Rischi di aumentare il danno se sottovaluti o sopravvaluti il problema: analizzalo per quello che è, rifletti. Leggi i “36 stratagemmi“: molte battaglie sono state perse per la troppa fretta. Se poi tu avessi già ipotizzato uno scenario possibile per la crisi sarebbe perfetto: se non ti è ancora capitato pensaci! Immagina cosa fare nella peggior situazione possibile e come affrontarla.
  2. Ammetti l’esistenza del problema. Uno dei maggiori problemi è affermare che ci sia qualcosa che non va. A nessuno piace sbagliare, ma se neghi, soprattutto a danno avvenuto, perdi di credibilità come interlocutore. Inoltre, elemento molto importante, perdi la fiducia dei consumatori: non hai il monopolio dei beni o dei servizi, quello che mi lega a te è un rapporto (che può essere consapevole o inconsapevole), ma se lo incrini non avrò problemi a cambiare gestore o marca. Ricorda che normalmente il popolo della rete non si fa mai i fatti suoi: se mi trovo bene con te, parlerò bene di te a tutti i miei 500 contatti, ma farò la stessa cosa anche in negativo.
  3. Parla delle soluzioni. Non limitarti a raccontare il problema: so già che esiste. Quello che voglio sapere, dopo che avrai ammesso la responsabilità, è che cosa farai per rimediare. Le soluzioni devono essere concrete, nulla di astratto: le “sparate” non interessano, solo elementi misurabili, in modo che poi si possano verificare.
  4. Non aver fretta di nascondere. Anche a problema concluso non cancellare tutto, tieni tutto in vista: “esisteva un problema, lo abbiamo risolto e se dovesse tornare sappiamo già come agire”. Diventa esperienza, inoltre se qualcuno dovesse imbattersi nello stesso problema saprebbe già come risolverlo.

Queste quattro regole valgono sempre: quando scrivi una mail di scuse, quando sbagli sul lavoro, quando la tua azienda  è responsabile per un disservizio. In questo modo la crisi diventa un momento di crescita: stabilisci delle relazioni forti con chi ti ascolta, dimostri serietà, preparazione e competenza.
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